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Ansia Sintomi .it
Ansia

ANSIA SINTOMI

 

Scritto da: Dott. Alessio Penzo e Dott.ssa Loredana Scalini


Cos'è l'Ansia? Quali sono i sintomi dell' ansia? Quando i sintomi dell' ansia sono segno di uno stato patologico? Quando invece sono da considerare una condizione normale? Il presente sito, Ansia Sintomi .it, è stato realizzato da Professionisti Psicologi e Dottori in Psicologia proprio per rispondere a tali quesiti.

Prima di parlare dei sintomi dell' ansia si rende necessario fare una precisazione circa il cosa si debba intendere con i termini "ansia", "ansia normale" e "ansia patologica".


Ansia e Paura

Camminavo lungo la strada con due amici
quando il sole tramontò
il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue
mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto
sul fiordo nerazzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco
i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura
e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura. Edward Munch (1884).

 


Definiamo innanzi tutto il significato del termine "ansia". Tale termine è utilizzato per denominare uno stato emozionale caratterizzato da un insieme variabile di sintomi e segni, psicologici, fisiologici e comportamentali, normali o patologici. L'ansia è un'emozione che, in quanto tale, è costituita da un aspetto psicologico (il vissuto soggettivo) e un aspetto fisiologico: questi due aspetti sono strettamente legati tra loro ed entrambi concorrono alla genesi di quell'insieme di sintomi e segni che noi chiamiamo "ansia".

Sinteticamente dunque l'ansia corrisponde a uno stato emozionale consistente in un insieme di segni e sintomi a loro volta generatisi dall'attivazione più o meno intensa di specifiche strutture neurofisiologiche. Su Ansia Sintomi .it gli psicologi aderenti al progetto Psichepedia Network hanno accuratamente descritto tutti i disturbi e i sintomi dell'ansia patologica

I sintomi e i segni dell'ansia possono essere suddivisi nei seguenti tre tipi:

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  • Sintomi Fisiologici dell'ansia - come la tachicardia, le palpitazioni, la sudorazione, i tremori, ecc. Ansia Sintomi .it
  • Sintomi Psicologici dell'ansia - come la paura di morire, di impazzire, di perdere il controllo, le fobie, ecc.
  • Sintomi Comportamentali dell'ansia - come i comportamenti di evitamento, di fuga, di immobilizzazione (freezing), reazioni eccessive a stimoli innocui, comportamenti complessi ecc.)                                                                  Ansia Sintomi .it

 

Come approfondito nell'articolo sulle differenze tra l'ansia normale e l'ansia patologica pubblicato su questo stesso sito (Ansia Sintomi), i sintomi dell'ansia non sono necessariamente segno di uno stato patologico.

Quando ciò si verifica l'ansia viene definita patologica. Quest'ultima può prendere diverse forme a seconda dei sintomi e dei segni presentati dal paziente. Attualmente in ambito clinico-psicologico le varie forme dell'ansia patologiche sono chiamate Disturbi d'Ansia e i sistemi di classificazione internazionali più diffusi (di tutti i disturbi mentali) sono costituiti dall ICD-10 (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dal DSM-IV-TR (American Psychiatric Association).

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Sulla base di quanto detto appare evidente che non avrebbe senso esporre una lista generica di segni e sintomi dell'ansia proprio perchè una loro differente combinazione può dar vita a differenti Disturbi d'Ansia.

Per tale ragione nel sito Ansia Sintomi .it e nel sito www.pauradellapaura.it (dedicato agli attacchi di panico) sono stati trattati approfonditamente tutti i Disturbi d'Ansia, la loro diagnosi, i trattamenti psicofarmacologici e utili informazioni sulle possibili cure psicologiche.

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Su Ansia Sintomi .it i disturbi d'ansia sono organizzati in tre macro-categorie in base alla fascia d'età e seguendo i suddetti sistemi internazionali di classificazione:


 

Ognuna delle macro-categorie del sito Ansia Sintomi .it contiene tutti i Disturbi d'Ansia e i sintomi dell'ansia sui quali si basa la loro diagnosi secondo i principali sistemi diagnostici internazionali.


 


I SINTOMI DELL' ANSIA, ANGOSCIA E PAURA


Qual'è la differenza tra ansia, angoscia e paura? E' bene specificare sin da subito che la distinzione tra i due termini "ansia" e "angoscia" è presente solo nella lingua Italiana e in quelle di origine latina, laddove le lingue inglese e tedesco usano rispettivamente i termini anxiety e angst per indicare entrambe i termini. La confusione nell'utilizzo dei due termini genera dal fatto che i concetti psicologici legati a questi termini sono stati originariamente e prevalentemente sviluppati da autori e teorici che hanno scritto in lingua tedesca e/o inglese, per cui l'uso dell'uno o dell'altro termine è legato un po ai termini utilizzati nelle prime traduzioni, un po alle "tradizioni linguistiche" delle varie scuole o correnti di pensiero che nel corso del tempo hanno avuto a che fare con questi concetti.

Vediamo dunque sommariamente quali sono le differenze principali nell’utilizzo dei due termini ansia e angoscia:


1 – Gli psicoanalisti traducono angst con angoscia, gli psicologi con ansia.

2 – Gli psichiatri utilizzano “ansia” in riferimento ai soli aspetti psichici dell’emozione e “angoscia” quando, in concomitanza, si hanno manifestazioni somatiche talvolta particolarmente vistose.

3 – C’è chi considera l’angoscia come uno stadio più grave dell’ansia.

4 – C’è chi considera l’ansia come una condizione psico-fisica normale e, in alcuni casi, utile per il conseguimento di alcuni obiettivi, e l’angoscia come la versione nevrotica o psicotica dell’ansia.

 

ANGOSCIA = Parola introdotta in ambito filosofico da Kirkegaard – Per Freud angoscia = ansia = angst – vedi sopra.

In ambito psicocanalitico dunque i tre termini ansia, angoscia e paura assumono i seguenti significati:


  • Ansia = emozione spiacevole associata ad un atteggiamento di attesa di un evento considerato spiacevole.

  • Angoscia = sensazione di estremo malessere accompagnata da manifestazioni somatiche (neurovegetative e viscerali).

  • Paura = è legata ad un oggetto o ad una specifica situazione nota.

 

In questa sede e alla luce di quanto detto nell'articolo sulle differenze tra ansia normale e patologica, la distinzione su citata tra ansia e angoscia perde di significato, almeno su piano prettamente sintomatico. Su tale piano infatti l'ansia costituisce una forma attenuata di angoscia e la paura rimane fondamentalmente indistinguibile.

Del resto la distinzione tra ansia e paura, alla luce delle eviedenze empiriche emerse in ambito neuroscientifico, non sembra essere calzante con la realtà clinica dei Disturbi d'Ansia; un individuo infatti può presentare un attacco d'ansia anche molto intenso (sino all'attacco di panico vero e proprio) di fronte a stimoli noti o a situazioni specifiche. Preferiamo dunque assumere una posizione in base alla quale i termini ansia, angoscia e paura possono essere considerati sinonimi, per il semplice fatto che i meccanismi neurofisiologici di base son gli stessi e che in tutti i casi le differenze si collocano a monte, e cioè nelle cause più o meno dirette di tale risposta emotiva.

 


I SINTOMI DELL' ANSIA NORMALE E PATOLOGICA


 

Nell'articolo sul valore adattivo dell'ansia (e dei suoi sintomi) abbiamo definito quest'ultima come un meccanismo difensivo incredibilmente potente ed estremamente utile in tutte le situazioni di pericolo. Tale meccanismo è mediato da un numero di strutture neurofisiologiche che nel loro insieme costituiscono il sistema dell paura (ansia), la cui attivazione ci consente di evitare o di affrontare il pericolo nel migliore dei modi. Chiaramente questo tipo di ansia è definibile "normale" e "non patologica".

Quando dunque l' "ansia normale" diventa "ansia patologica"? Ebbene i criteri per stabilire se ci si trova di fronte all'una o all'altra condizione non sono semplici. In linea generale e ragionando per estremi, potremmo definire l'ansia patologica come una risposta ansiosa "esagerata" rispetto al suo oggetto, e cioè rispetto alla "reale" pericolosità dell'oggetto (situazioni, persone, oggetti, ecc.) che la scatena. Sintomi d'ansia troppo intensi rispetto alla reale pericolosità di una situazione possono avere un effetto dannoso per se e per gli altri. La funzione adattiva-difensiva dell'ansia si esplica solo entro livelli di attivazione emozionale ottimali, e cioè non troppo alti ne troppo bassi. Una risposta emotiva d'ansia troppo bassa ad esempio può sfociare in comportamenti realmente pericolosi per sé e per gli altri, mentre livelli troppo alti di ansia possono determinare reazioni eccessive altrettanto dannose per sé e per altri, ivi compresa l'immobilizzazione.

Tuttavia spesso in ambito clinico si ha a che fare con forme d'ansia anche molto intense nelle quali, almeno apparentemente, non è individuabile un vero e proprio oggetto (persone, cose, situazioni) che inneschi nel paziente la risposta ansiosa. Ciò rimanda al problema del come individuare le reali cause dell'ansia patologica. Ciò attualmente è possibile solo attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla Psicologia, strumenti particolarmente efficaci ma ancora poco conosciuti per via della difficoltà di accesso ai servizi di Psicologia.

L'approccio psicofarmacologico, e cioè la somministrazione/assunzione di farmaci ad azione ansiolitica (come le benzodiazepine e gli SSRI) deve essere adottato solo nei casi in cui l'approccio Psicologico sia impossibile o si sia rivelato inefficace, o nei casi di fasi acute particolarmente intense/gravi: in ogni caso il farmaco non può agire sulla causa dell'ansia ma solo sull'ansia in sé come insieme di sintomi (particolarmente spiacevoli).

Se da un lato il farmaco ansiolitico può ridurre i sintomi dell'ansia in modo estremamente efficace, dall'altra tale effetto è temporaneo e cioè perdura solo fino a quando il farmaco viene assunto: ciò espone moltissimi individui al pericolo dell'abuso di psicofarmaci che può sfociare in vere e proprie forme di dipendenza e che in alcuni casi porta anche alla compromissione della vita lavorativa, sociale e relazionale-affettiva dell'individuo.

Quando si decide di assumere uno psicofarmaco è bene dunque essere ben consappevoli del fatto che tali farmaci non sono vere e proprie cure dell'ansia ma solo trattamenti che attenuano temporaneamente i sintomi dell'ansia.

Gli psicofarmaci infatti oltre a svolgere l'attività per la quale si assumono (trattamento dei sintomi dell'ansia e non cura del disturbo d'ansia), se assunti cronicamente per periodi eccessivamente prolungati e magari anche senza il controllo medico, possono determinare, oltre che patologie organiche, anche una compromissione delle performance cognitive, che a sua volta può compromettere la vita lavorativa e relazionale.

Allo stesso tempo l'uso accorto e per brevi periodi di un ansiolitico nel caso degli attacchi di panico può rivelarsi molto utile se associato ad un intervento di tipo psicologico; in questi casi infatti la riduzione dei sintomi costituisce una condizione facilitante l'inizio e la prosecuzione dell'intervento.

L'unico modo per risolvere alla radice l' ansia patologica è quello dell'intervento psicologico che, per sua natura, mira all'individuazione e alla rimozione definitiva delle cause reali del disturbo. Questo processo, a seconda del problema e dell'individuo, può essere di durata variabile e ciò spesso pone, per la maggior parte delle persone, un problema di tipo economico, visto che in Italia il Servizio Sanitario Nazionale non ha esteso i contributi anche a questa tipologia di servizi, limitandosi a svolgerli solo presso alcune asl e/o ospedali. Esistono tuttavia associazioni senza fini di lucro (come la International Society of Psychology) che offrono tali servizi a costi contenuti e più accessibili, di poco superiore al prezzo di un ticket sanitario.

L’ ansia è un disturbo tipico del nostro tempo, in particolare delle società occidentali, che si alimentano di stress e di frenetici ritmi produttivi, a scapito del pensiero e della riflessione.



ANSIA DI STATO E ANSIA DI TRATTO

 

L’ansia non è solo un disturbo, ma può rappresentare per un individuo anche un modo costante di essere e di rapportarsi alla realtà, che si è manifestato fin dall’infanzia.

Diversi studi hanno infatti dimostrato che esiste una certa continuità dei disturbi d’ansia dall’infanzia all’adolescenza, all’età adulta.

Se ad esempio un bambino presenta ansia da separazione, oppure ansia cronica, o persino attacchi di panico,  è molto probabile che la sintomatologia evolverà in un disturbo d’ansia in età adulta (disturbo di panico, fobie, disturbo ossessivo compulsivo ecc.)

La comorbilità frequentemente osservata con altre manifestazioni patologiche pone la questione della trasformazione del sentimento ansioso in una patologia diversa, come disturbi depressivi, disturbi del sonno, dell’alimentazione, ipocondria ecc.

Molti autori fanno una distinzione tra due forme di ansia:

- ANSIA DI STATO: che rappresenta l’esperienza di un particolare momento, in reazione a circostanze contingenti;

- ANSIA DI TRATTO: che rappresenta la tendenza costante ad affrontare ogni situazione di vita con ansia eccessiva.

Nel secondo caso l’ansia costituisce quello che viene definito un Tratto di personalità:

Tratti di personalità: modi costanti di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi, che si manifestano in un ampio spettro di contesti sociali e personali.

Quando tali tratti diventano rigidi e non adattativi e causano una significativa compromissione del funzionamento sociale o lavorativo, oppure una sofferenza soggettiva, costituiscono un disturbo di personalità.

Dunque l’ansia, intesa come tratto di personalità, può essere una modalità relazionale peculiare dell’individuo, non patologica, che va a caratterizzare la sua personalità, esattamente come altri tratti non patologici (ad esempio estroversione-introversione).

Il fatto che un individuo sia ansioso in modo non patologico (nel senso che il funzionamento sociale, lavorativo ecc. non sono compromessi e nel complesso è ben adattato al suo ambiente) non vuol dire che egli sia contento del suo modo di essere e che non voglia cambiare alcuni aspetti di sé. L’obiettivo in questo caso è raggiungere un maggiore benessere psicologico, con l’ottica cioè del “miglioramento” della propria condizione e non della “guarigione”.

Il problema fondamentale che per anni ha allontanato dall’ambito della psicologia le persone interessate ad una maggiore conoscenza di sé, finalizzata al cambiamento, è il fatto di considerarla esclusivamente affine all’area di intervento medico-psichiatrica, con l’effetto di una "medicalizzazione" della psicologia.

In realtà gli ambiti di intervento della psicologia sono tanti, ed alcuni specifici per competenze: l’area della prevenzione, dell’attivazione delle risorse psicologiche e della promozione del benessere.

Questi ambiti tra l’altro sono pienamente in linea con la definizione di Salute data dall’OMS nel 1948: “Stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto assenza di malattia”.

 


INCIDENZA E BASI GENETICHE DELL'ANSIA

 

 

 
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